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60mo Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

Data:

05/12/2008


60mo Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

L'Ambasciata d'Italia a Lisbona nella ricorrenza del 60mo Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e, in considerazione dell'importanza dell'evento, desidera ricordare che l'Italia conduce da tempo un'azione convinta in favore della promozione e della tutela dei diritti umani nel mondo al fine di garantire la pace, la sicurezza e lo sviluppo economico.

Al riguardo, si riporta il testo dell'intervento del Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, al Convegno "60 anni di diritti umani: cos'è cambiato" svoltosi a Palazzo Montecitorio, Roma, il 4 dicembre scorso. 

Non v'è dubbio che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 e di cui in questi giorni celebriamo in tutto il mondo il sessantesimo anniversario, costituisce uno dei grandi successi delle Nazioni Unite. Si è trattato infatti del primo atto multilaterale di codificazione dei diritti umani, che ha posto le fondamenta per lo sviluppo, nei decenni successivi, di una specifica normativa internazionale per la loro promozione e protezione.

Per la prima volta nella storia un codice normativo di carattere universale ha offerto protezione ad ogni essere umano, ovunque esso si trovi, senza distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione o opinione, cittadinanza o status sociale. Da allora, l'universalità e l'indivisibilità di tutti i diritti umani sono stati ribaditi più volte e nel modo più solenne.

Pur non essendo di per sé un atto giuridicamente vincolante la Dichiarazione universale viene oramai ritenuta diritto consuetudinario come significativamente riconosciuto anche da paesi o gruppi di paesi che sostengono talvolta il pernicioso principio di una diversa declinazione dei diritti nelle diverse culture. Interpretazione che, assieme a tutti i paesi genuinamente impegnati nella difesa dei diritti umani, dobbiamo continuare a respingere con forza, e in ogni sede. I diritti fondamentali devono rimanere gli stessi per ogni individuo, a prescindere dalla fede religiosa, dalla nazionalità, dal genere cui si appartiene. Non dobbiamo commettere l'errore, specialmente in Europa, di inseguire astratti modelli di integrazione multiculturale a scapito dei diritti individuali. Deve essere il rispetto di questi ultimi, oggi, a forgiare l'identità europea e a porsi come condizione per l'integrazione.

Negli scorsi decenni sono stati adottati numerosi strumenti internazionali che hanno progressivamente sviluppato i principi contenuti nella Dichiarazione universale. L'intenso sviluppo della normativa internazionale ha prodotto diverse generazioni di diritti umani: dai diritti civili e politici a quelli economici, sociali e culturali, ai diritti di solidarietà anche per tutelare categorie di individui particolarmente esposti ai pericoli di violazioni dei diritti umani. Basti pensare ai minori o alle persone con disabilità. Si discute ora di una quarta generazione di diritti come conseguenza dell'avvento di nuove tecnologie, come le manipolazioni genetiche o le nuove tecnologie della comunicazione, e dei rischi a queste connessi.

Se ci limitassimo alla produzione normativa potremmo affermare che i sessant'anni trascorsi dall'approvazione della Dichiarazione universale dei diritti umani  sono stati straordinariamente fecondi e positivi. E certamente questo è il caso in contesti regionali più ristretti, come quello europeo, dove sono stati anche creati meccanismi e istituzioni in grado di garantire in maniera più efficace che altrove l'applicazione delle norme. Basti pensare alla Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo o alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.

Un altro strumento particolarmente importante nel quadro UE e per la cui attivazione mi sono impegnato in prima persona come Vice-Presidente della Commissione è l'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali, un'istituzione indipendente che vuol contribuire non solo a proteggere i diritti umani, ma anche a promuovere in Europa una cultura di quei diritti.

Ma se già in questo ambito ristretto e per molti versi privilegiato del Vecchio continente ci sono indubbiamente - e ne siamo tutti coscienti - non pochi progressi ancora da compiere per una piena affermazione dei principi enunciati sessant'anni fa, è sufficiente allargare lo sguardo per constatare che gli stessi diritti basilari e le libertà fondamentali degli individui continuano ad essere violati in varie parti del mondo. Si tratta in alcuni casi di violazioni gravi e sistematiche alle quali non possiamo restare indifferenti, ovunque esse abbiano luogo.

Non sono scomparsi genocidi, violenze contro i più vulnerabili, come le donne e i minori, tortura, esecuzioni sommarie e detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, riduzione in stato di schiavitù, persecuzioni nei confronti di minoranze. Sono ancora ricorrenti le varie forme di discriminazioni basate sulla razza e l'origine etnica, sul sesso, sulle credenze religiose o le opinioni politiche e registriamo, anzi, l'aumento di situazioni in cui si può parlare di discriminazioni multiple.

In un momento storico in cui nuove sfide pesano sulla tutela dei diritti umani, quali il terrorismo, i cambiamenti climatici e i possibili effetti della crisi finanziaria in atto, il nostro impegno prioritario deve essere quello di favorire la più ampia ed effettiva applicazione, ovunque nel mondo, innanzitutto dei diritti umani più basilari, senza i quali non si può nemmeno parlare di "dignità e giustizia per tutti", come recita il titolo della campagna delle Nazioni Unite per il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale.

Il nostro paese conduce da tempo in sede internazionale un'azione determinata in favore della promozione e della tutela dei diritti umani nel mondo nella convinzione che il rispetto dei diritti dell'individuo costituisca un valore essenziale ed allo stesso tempo una delle condizioni per garantire la pace, la sicurezza e lo sviluppo economico. La nostra azione si esplica nei principali fora multilaterali partecipando attivamente alle deliberazioni e promuovendo specifiche iniziative a tutela dei diritti umani anche in qualità di membro dell'Unione Europea. Pensiamo al ruolo che l'Italia ha avuto nell'adozione dello Statuto della Corte Penale Internazionale, al nostro impegno per la promozione della democrazia e la protezione dei diritti del fanciullo. Oggi vorrei però soffermarmi, in particolare, su tre iniziative particolarmente importanti per l'Italia: (a) il nostro impegno contro la pena di morte, (b) contro l'intolleranza religiosa, (c) e sul tema delle donne vittime dei conflitti armati.

(a) La nostra azione costante nell'arco di 14 anni per l'abolizione della pena di morte e la moratoria delle esecuzioni ha consentito, nel dicembre 2007, la storica adozione da parte dell'Assemblea Generale della risoluzione sulla moratoria della pena capitale. Anche quest'anno si è ottenuta l'approvazione di una specifica risoluzione da parte della competente Commissione dell'Assemblea Generale, con un aumento dei voti a favore e ci stiamo adoperando, insieme ai paesi dell'Unione Europea e dell'alleanza transregionale che ha sostenuto la nostra iniziativa, per confermare e se possibile rafforzare l'incremento dei sostegni in occasione della prossima votazione di ratifica da parte della plenaria dell'Assemblea Generale.

(b) Il contrasto ad ogni forma di intolleranza religiosa con i connessi tragici episodi di violenza di cui sono vittime gli appartenenti a minoranze è diventato ormai una questione di grande attualità. Negli ultimi tempi si sono moltiplicati, in particolare, gli episodi di violenza contro le comunità cristiane che hanno comprensibilmente suscitato grande emozione nell'opinione pubblica italiana ed in Parlamento. Anche in risposta a tali sollecitazioni intendiamo rafforzare l'azione del Governo, sia in ambito multilaterale, ove da tempo siamo particolarmente impegnati assieme ai partner dell'Unione Europea, sia nei contatti bilaterali, con i paesi ove si sono registrati episodi di persecuzione, per sollecitare il massimo impegno per far cessare le violenze.

(c) L'Italia si è molto attivata, in Consiglio di Sicurezza, sul tema delle donne vittime dei conflitti armati, in particolare sulla questione della violenza sessuale nelle situazioni di conflitto armato. Lo scorso giugno il Consiglio di Sicurezza ha approvato una risoluzione, che ha riconosciuto come la violenza sessuale, adoperata come strumento di guerra, aggravi significativamente i conflitti armati. L'Italia è stata in prima linea nei negoziati, affinché fosse finalmente riconosciuto a livello internazionale il nesso tra violenza sessuale e sicurezza internazionale.

L'impegno del Governo italiano in favore dei diritti umani resta una componente trasversale della nostra azione internazionale, al di là delle specifiche iniziative a cui ho accennato. Un simile approccio appare ancora più efficace quando si accompagna a quella disponibilità al dialogo, anche con gli interlocutori più difficili, che caratterizza l'azione italiana sia in ambito multilaterale che sul piano bilaterale. Siamo infatti attenti ad incoraggiare in ogni paese l'evoluzione verso la tolleranza, il pluralismo, l'apertura al mondo. Del resto l'isolamento non favorisce l'affermazione dei diritti umani. Occorre spesso saper lavorare anche su tempi lunghi, sulle trasformazioni economiche e sociali, a partire dal mercato e lo sviluppo economico quali veicoli di autonomia e responsabilità suscettibili, nel tempo, di imporre mutamenti nelle strutture politiche.

Sugli obiettivi che ho qui evocato in materia di diritti umani e sul come perseguirli esiste un ampio consenso nella società civile e nel mondo politico italiani. Il Parlamento e il Governo condividono una politica di promozione e difesa dei diritti fondamentali della persona umana e la condividono in larga misura le forze politiche rappresentate, e non, in Parlamento. Esiste cioè nel nostro Paese una sensibilità sempre più diffusa secondo cui democrazia e diritti umani sono componenti essenziali della nostra azione nel mondo, al punto da tracciare una "via italiana" all'impegno in politica estera.

Partendo da questa premessa, nei giorni scorsi ho proposto al Presidente del Consiglio e ai Presidenti di Camera e Senato di creare un Osservatorio Parlamentare e del Governo per il monitoraggio dello stato di promozione e tutela dei diritti fondamentali: dalla vita, alla dignità di donne e uomini, ai diritti religiosi. Tale "osservazione" andrebbe rivolta a determinate aree del mondo, ad iniziare da quelle in cui l'Italia è attivamente impegnata con proprie missioni di peacekeeping sino a comprendere Paesi per i quali un'attenzione speciale appaia comunque necessaria. 

Per una piena realizzazione dei diritti enunciati nella Dichiarazione universale, l'opera dei governi e dei Parlamenti, per quanto essenziale, non è tuttavia sufficiente se non vi è il fondamentale apporto delle organizzazioni internazionali, della società civile e degli stessi individui.

Dobbiamo infatti riconoscere che non è pensabile di poter contrastare efficacemente fenomeni di discriminazione, come quella di genere o razziale, senza un mutamento di mentalità e costume che investa l'intera società. Occorre quindi intensificare gli sforzi in campo educativo, della formazione, della diffusione della conoscenza dei diritti umani, per favorire un'evoluzione positiva. In questo processo ogni attore, che si tratti del governo, del Parlamento, delle amministrazioni pubbliche, delle imprese o della società civile, ha un ruolo fondamentale.

Dopo il mio intervento, verrà presentata la ricerca promossa dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, che purtroppo dimostra come la Dichiarazione Universale sia ancora poco conosciuta dai nostri giovani. Lo studio di questa fondamentale Carta dovrebbe invece essere diffuso e approfondito soprattutto nelle scuole, in quanto rappresenta un vero e proprio strumento di educazione civica.

Anche nel nostro paese è necessario informare, educare e formare ai diritti umani. Occorre inoltre verificare il recepimento delle relative normative internazionali e la loro applicazione di esse anche per quel che riguarda le istituzioni preposte alla promozione e protezione dei diritti umani. A questo riguardo, da vari anni viene evidenziata l'esigenza di costituire, anche in Italia, così come avvenuto nei maggiori paesi europei, una istituzione nazionale per i diritti umani. Sono convinto che la creazione di un organismo nazionale indipendente oltre a rispondere ad un impegno internazionale che abbiamo ribadito in occasione della candidatura italiana al Consiglio dei Diritti Umani, costituisca un'esigenza reale, fortemente sentita da parte di tutti coloro che vogliono far progredire la conoscenza ed il rispetto dei diritti umani anche nel nostro paese. 

Sono quindi lieto di  informarvi che si sta mettendo a punto uno schema di disegno di legge  governativo per istituire un organismo nazionale indipendente per la promozione e la tutela dei diritti umani in Italia conforme ai parametri elaborati in ambito Nazioni Unite. Mi auguro che il lavoro preparatorio proceda celermente al fine di poter presentare il testo in Parlamento e continuare così una proficua collaborazione tra Governo, Camera e Senato per rispondere all'appello di quanti, ancora nel XXI secolo, vedono i propri diritti violati.


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